POVERE BANCHE

Anche gli Istituti di credito non arrivano a fine mese

Trentamila posti di lavoro in meno e chiusura del 14% di Istituti

Non sono solo le famiglie a non arrivare a fine mese perché ora ci si mettono pure le banche e l'inesorabile crisi non guarda in faccia nessuno. Negli ultimi anni è stato costretto a chiudere il 14% degl Istituti bancari. Il dato viene dall'economicsta Giuseppe Mauro che si è incontrato con gli studenti del 2° anno del Dipartimento di Economia della D'Annunzio per discutere sul ruolo delle banche di Credito Cooperativo nel sistema bancario italiano- Progetto di riforma. Vi hanno partecipato il presidente della Bcc Alfredo Savini e il presidente di Federcasse Augusto Dell'Erba, "Se da un lato la riduzione degli sportelli bancari è positiva per l'efficienza - ha detto Giuseppe Mauro - dall'altra è tuttavia negativa per i piccoli comuni e gli imprenditori che si devono mettere in sintonia con i pochi sportelli presenti dato che nella nostra Regione le banche sono diminuite appunto del 14%". La crisi economica del settore ha portato in Abruzzo a una riduzione di 30mila posti di lavoro con un tasso di disoccupazione raddoppiato, dal 6,6 al 12,1%. Una certa percentuale di riduzione si è avuta anche per l'utilizzo delle chievette O-Key che le banche hanno rilasciato negli ultimi anni e che consentono di svolgere in casa diverse operazioni senza recarsi all'Iastituto. Altro dato di riflessione è stato la politica protezionista del nuovo presidente americano Trump perché questa mette ansia nei mercati così come la Brexit. Non possiamo prevedere come reagiranno i mercati nei prossimi mesi. "L'agroalimentare in USA incide per il 19% circa sulle nostre esportazioni - ha continuato Mauro - mentre per la Gran Bretagna sono interessati i mezzi di trasporto e i macchinari per un totale di 1,3 miliardi di euro" Per quanto tiguarda la riforma delle BCC si prevede un consolidamento dei 317 Istituti del gruppo ma è necessario rassicurare la clientela soprattutto in questo momento in cui il sistema è messo a contatto con le dure criticità. Certo, rispetto alle famiglie italiane non è ancora roba da interessare la Caritas ma un po' di lacrime si versano anche in banca.

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