TRADIZIONI

Abruzzo incantato: Cumpàr a fiùr e Sangiuvanne

Cummàre mia cummàre ’n’ce dicéme mai male che, se male ce dicéme, a le ’mbèrne ce ne jiéme!

All’alba della notte più magica di giugno, mentre il sole si lava la faccia nel mare e la luna annega nell’immensa tasca blu del cielo, in un intreccio di fiori e mani, si rinnovano vecchi affetti e si stringono nuovi legami, suggellando e consacrando il “comparatico” alla protezione del Santo nato in questo giorno.

La singolare tradizione affonda le sue radici nella cultura popolare che legava alla festa del Battista antichi riti pagani e credenze secolari che, diffusisi soprattutto negli ambienti agresti abruzzesi e molisani, sono stati tramandati come testimoni generazionali.

Il rito della “comparanza”, infatti, in origine aveva un interesse concreto e meramente funzionale: nella società agricola, i contadini - dovendo sottostare ai ritmi serrati del lavoro rurale e al costante aumento del bisogno di braccia che assicurassero la fertilità della terra- nel periodo del solstizio d’estate, quando la vegetazione era al massimo rigoglio, erano soliti vincolarsi tra loro secondo l’usanza dello “Scàgne - aijùte”, ossia aiuto reciproco, in occasione di lavori agricoli come la mietitura, la raccolta, la sarchiatura, affidando prima alle divinità pagane e a San Giovanni poi, il compito di punire duramente chi avesse osato venir meno all’impegno.

Successivamente, in tempi meno remoti, il comparatico, si è trasformato in un vero e proprio cerimoniale che celebrava l’affetto, la stima e l’amicizia per una persona con la quale si volesse sancire un legame di comparanza; consacrando al santo i rapporti creati, questi erano avvertiti come vincoli sacri, alla stregua dei sacramenti, come e più di un legame fraterno impossibile da rompere o tradire, nemmeno con la maldicenza o la noncuranza: pena la dannazione eterna.

È il caso dei “cumpar (o cummare) a fiur”, un’alleanza inscindibile tra due persone che sceglievano di diventare compari o comari a fiori scambiandosi, all’alba del giorno della festa del santo (che cade il 24 di giugno), un mazzolino di fiori ed erbe spontanee, “lu Ramajiette”, recitando un antico precetto per realizzare il patto e rinnovare l’affetto.

di ALESSIA DI PUCCHIO

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