SAN GIOVANNI TEATINO

"La Musica nel Cuore. In memoria del Maestro Antonio Di Leonardo"

Un ricordo in musica, per il tanto amato maestro.

Domenica 7 maggio alle 18.00 all'Auditorium della Scuola Civica a Sambuceto di San Giovanni Teatino (Ch), si terrà una manifestazione alla memoria del maestro Antonio Di Leonardo.
L'iniziativa prevede l'esibizione di artisti, la proiezione di video documentari sulla vita di Antonio Di Leonardo, noto maestro e musicista teatino scomparso un anno fa, e l'esibizione della "Fisorchestra Di Leonardo" diretta dal Maestro Gianfranco Tatasciore.
Antonio Di Leonardo, aveva suonato, insegnato e creato strumenti venduti un pó in tutto il mondo, dal Canada all'Australia.
L'ARTIGIANO CHE SCOLPISCE... LE NOTE è cosi che lo definivano.
Ora tutto nel laboratorio di Antonio, in via Pescara a Chieti Scalo, sembra tessere la trama di un racconto che il tempo non ha consumato. E il tempo sembra davvero essersi fermato a quel 1871, quando il nonno di Antonio, suo omonimo, contadino con la passione per l'armonica o organetto, fondò l'azienda "Di Leonardo", destinata ad attraversare ben cinque generazioni, intrecciando i destini e le speranze. Un giorno di quell'anno ad Antonio, mentre pasceva il suo gregge, capitò tra le mani un'armonica. Per evitare i sicuri rimproveri dei genitori, non la riportò a casa, ma la nascose in un canneto tra Chieti e Bucchianico. La mattina dopo, quando la riprese si accorse che era completamente a pezzi a causa della pioggia, caduta copiosa nella notte e che ne aveva irrimediabilmente compromesso al funzionalità. Dispiaciuto e smarrito, provò allora a ripararlo, usando la farina a mo' di colla. Qualcun del posto, vedendolo, seppe indirizzarlo a Castelfidardo, in particolare da Paolo Soprani, che a quale tempo costruiva e riparava la armoniche. Vi si recò e conobbe l'arte della liuteria. Terminato l'apprendistato da Soprani, Antonio tornò in Abruzzo ed aprì una bottega, che inizialmente si occupò della costruzione delle armoniche tradizionali regionali. L'attività perseguì con il figlio Raffaele e, successivamente, con il nipote Antonio,che iniziò a lavorare a 8 anni. A 13 anni suonò con un grandissimo gruppo di fisarmonicisti italiani a Roma. E a 15 lui e il padre andavano a piedi sino a Castelfidardo a s'intrattenevano te o quattro giorni per acquistare i pezzi sfusi (voci, tasti, ecc.) per la costruzione delle armoniche. Poco dopo scoppiò la seconda guerra mondiale. Ed è stata proprio la fisarmonica a salvargli la vita. Dopo l'armistizio, infatti, Antonio fu preso dai fascisti per esser deportato in Germania. Nei campi di raccolta, nei pressi di Ripa Teatina, egli riuscì a procurasi una fisarmonica. I nazisti lo ascoltarono suonare e, incantati, lo lasciarono lì ad intrattenere gli ufficiali nazisti...
Questa è una delle tante storie che lui amava raccontare...una vita semplice, fatta di esperienze, di racconti e di tanto lavoro, quel lavoro che lui tanto amava e per cui tutti lo avevano conosciuto. Una passione innata per la musica e per ciò che essa rapresentava per lui e che ora ha il suo ricordo per chiunque ascolti suonare i suoi strumenti.

di TATIANA PETRILLI

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